“Questo è per te”
“Alle 19,45 del 23 dicembre Federico è stato dichiarato ufficialmente morto”. Quanto deve essere stato difficile per Loredana Toscano, oggi cinquantunenne, scrivere queste parole nel suo libro: “FEDERICO, nato due volte”. Un colpo al cuore, un macigno capace di sprofondarla in un vuoto inimmaginabile. Eppure, come ci racconta, aver scritto questo libro le ha permesso di portare fuori il suo dolore, affrontarlo faccia a faccia e trovare le parole per definire quello che non ha nome. Le ha fatto comprendere quanto suo figlio fosse speciale, un’anima antica venuta al mondo per insegnarle qualcosa.

“No, non mi sento affatto sfortunata, né una vittima del destino avverso… Non volevo che le persone mi guardassero e pensassero: poverina! Mi terrorizzava quel pensiero. Volevo essere protagonista della mia vita e non subirla, anche perché, se ero sopravvissuta a mio figlio, sicuramente avevo un compito da portare a termine che desse un significato alla mia vita e la rendesse degna di essere vissuta”
Comprendere questo atteggiamento “positivo” è una sfida per chiunque; la perdita di un figlio è un dolore potente, capace di strappare ogni certezza e lasciare l’anima alla ricerca infinita di un senso. Questa forza nasce da una certezza: Loredana sente che il suo bambino continua a comunicarle messaggi concreti che la razionalità adulta spesso fatica a cogliere. Nel libro, lei stessa riprende il concetto di “pensiero magico” – quella capacità tipica dei bambini di leggere la realtà attraverso segnali misteriosi – per spiegare questa sua convinzione. Tra i molti segni che riceve, ci colpiscono due episodi probabilmente collegati: degli sconosciuti, in momenti diversi, si sono avvicinati a lei porgendole il primo un fiore e il secondo un quadrifoglio, pronunciando le stesse esatte parole: “Questo è per te”. In quel gesto e in quelle parole, Loredana non vede casualità, ma la presenza viva del figlio che le conferma che la vita continua sotto un’altra forma.
“Non si può eliminare il dolore, lo si può e lo si deve accettare, attraversare, accogliere. Lentamente comincia a fare parte di te e tu non lo senti più come un corpo estraneo, cominci ad avere confidenza con lui, a farci amicizia. Capisci che può anche insegnarti qualcosa, che se non lo ostacoli può farti acquisire consapevolezza, saggezza.” Ci dice inoltre che adesso il dolore la punzecchia, la ferisce, ma non l’aggredisce più come prima. Un messaggio potente, in grado di spezzare le resistenze più tenaci.
Loredana aveva già in mente di raccontare Federico in un libro; per questo, durante il Covid, si iscrive a un corso di scrittura creativa. Mai si sarebbe aspettata che alla fine del corso, Michele Caccamo, uno degli insegnanti e editore del suo futuro libro, le chiedesse di scrivere la sua storia e quella di Federico. Tra l’incredulità, il desiderio di lasciare una traccia della “bellezza” di Federico e l’incoraggiamento del marito Matteo, la sua roccia, inizia questa avventura fatta di difficoltà emotive, lacrime, consapevolezze, scoperta e gratitudine. È in questo percorso condiviso che lei e Matteo hanno potuto cogliere profondamente l’insegnamento di Federico: un messaggio fatto di leggerezza, amore per la vita, senso di felicità e gentilezza, che ha trasformato il loro modo di vedere l’esistenza.
Le parole non hanno atteso di essere scritte, ma sono esplose come un fiume in piena in quella che Loredana definisce una scrittura a quattro mani: la presenza del figlio era per lei palpabile. La complicità di un’estate trascorsa nella natura in una fattoria in Svezia, lontano da qualsiasi dispositivo tecnologico e dal “chiacchiericcio” del mondo, e il grande amore per suo figlio, danno vita a “FEDERICO, nato due volte”: un titolo che racconta di una vita che continua oltre la terra, trasformandosi in luce e insegnamento.

“Questo libro non serve solo a chi ha subito un lutto, ma anche agli altri, perché restituisce la giusta prospettiva sulla vita” le dice Michele quando la vede impaurita prima della pubblicazione. Mettersi a nudo, per una persona riservata come Loredana, non deve essere stato facile. Ma il desiderio di far conoscere Federico ed essere di aiuto per qualcuno le dà la forza di superare l’ostacolo.
La dolorosa esperienza della perdita ha portato a una profonda riflessione: “Ero felice e non sapevo di esserlo”. Da questa consapevolezza, lei stessa sente di aver ricevuto dal figlio una missione: quella di vivere felice e far comprendere agli altri che spesso non ci rendiamo conto di quello che abbiamo. “Era un altro dei regali di Federico. Non ne ero del tutto consapevole, ma da lassù, mio figlio stava migliorando la qualità della mia vita. Lo so che queste parole possono sembrare paradossali e che stridono come il gesso sulla lavagna, ma era un dato di fatto. Averlo perso aveva dato una virata decisa alla mia esistenza, il mio punto di osservazione era cambiato, stavo imparando a dare il giusto peso alle cose, a vedere il mondo con occhi diversi, a dare importanza solo a ciò che lo meritava: gli affetti, le relazioni, il cuore, l’anima. Tutto il resto era sullo sfondo, sbiadito”.
Rifiutando di trarre profitto personale dal libro, Loredana ha fondato insieme al marito l’associazione “Scintille di Fede” per destinare tutto il ricavato a scopi benefici. Il nome è un omaggio diretto al figlio – “Fede” come diminutivo di Federico – e rappresenta la luce che continua a illuminare la vita di chi lo ha conosciuto. Inizialmente percepito come un legame al culto religioso, il nome racchiude in realtà una spiritualità a 360 gradi, che riflette la profondità di Loredana e di Matteo. Da questa visione è nato un progetto scolastico, quest’anno intitolato “Siamo nati per essere felici” (ora alla sua terza edizione): un messaggio potente di gratitudine e consapevolezza in cui insieme insegnano ai ragazzi, dai 9 ai 18 anni, a riconoscere la felicità nelle piccole cose e a non rimandare la gioia di vivere, approcciando l’esistenza con un nuovo sguardo.

Ci sarebbe tanto altro da raccontare di Loredana e delle riflessioni emerse dal suo libro: il sostegno della famiglia, soprattutto della sorella, la tenerezza dei fratelli di Federico, Cecilia e Francesco, la delicatezza del Dottor Nardi e di chi si è preso cura di lui nei dieci giorni di ricovero. E ancora, la profondità degli scambi d’affetto tra Federico e Loredana, l’empatia dei compagni di scuola, il silenzio rispettoso di chi, dopo aver letto il libro, non riesce ad affrontare a parole il tema della morte, il suo rapporto e quello di Matteo con la spiritualità e il viaggio in India.
L’incontro con Loredana e la sua storia ha lasciato un segno profondo nella “Dimora delle farfalle”, tanto da volere condividere uno spazio speciale insieme a lei. Ci piacerebbe molto ospitare questa grande donna per ascoltare la sua voce e la sua esperienza. Vorremmo creare un momento di riflessione che ruoti attorno alla sua persona e al suo cammino: un incontro dedicato a lei, alle mamme, ai papà e a tutti i genitori che si trovano ad affrontare la perdita di un figlio. Un’occasione per riscoprire insieme quella forza gentile che permette di tornare a guardare la vita con amore, magari proprio attraverso l’arte – che sia quella di scrivere o qualunque altra forma capace di dare espressione all’anima e di aiutarci ad affrontare e superare il dolore.
Vi consigliamo di leggere il libro di Loredana, lo trovate a questo link.
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